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Videogiochi, Smartphone e Social Network: adolescenti sempre più connessi

Immaginare com’era la vita prima dell’avvento dei social network e del web 2.0 è quasi impossibile per i giovani d’oggi.

Inutile cercare di convincere i nativi digitali che le relazioni sociali, fino a pochi anni fa, si costruivano esclusivamente parlandosi di persona o con qualche breve telefonata da casa (o addirittura chiamando da una cabina telefonica pubblica), trovandosi al bar o al circolo oppure uscendo la sera fissando con ampio anticipo il luogo di ritrovo visto che NON esistevano smartphone, eventi su Facebook ecc.

Sarebbe inutile e sbagliato, perché spetta agli adulti guardare avanti, e non viceversa. Il compito degli adulti, oggi, genitori, insegnanti o formatori che siano, è un altro: è quello di non rimanere indietro, di stare al passo con le nuove tecnologie e con tutto l’universo del web 2.0, capire il funzionamento e la logica di algoritmi come l’EdgeRank di Facebook, o il funzionamento di un motore di ricerca come Google, capire le potenzialità educative e didattiche dei blog, comprendendone le logiche sottostanti, per poter continuare a svolgere quel ruolo di guide e di educatori di cui i nostri giovani “millenials” hanno bisogno.

Un nuovo, non troppo esplorato modo di comunicare

Oggi, non c’è adolescente che non passi lunghissimi minuti, spesso ore, in diversi momenti della giornata, per connettersi con le sue cerchie di amici ed aggiornare la propria identità social. Magari è il primo pensiero della mattinata e l’ultimo della sera, prima di andare a letto una controllatina a followers, amici, youtuber, ed influencer vari.

Chiacchierare su Whatsapp, fare gli auguri di compleanno su Facebook, far conoscere la propria opinione anche riguardo agli argomenti più futili, con un tweet. E ancora: sfottere un amico, pubblicare una foto del proprio fisico palestrato o delle proprie curve sexy di cui si comincia ad essere orgogliosi/e. Urgenti ci appaiono le riflessioni NON solo psicologiche su queste tematiche ma anche sociologiche, come cambia la percezione di sè all’interno di una società complessa e sempre più legata “all’immagine e allo spettacolo”? Quanto questi processi influiscono sulla formazione e sull’educazione?

Tutto questo non è scritto nel copione naturale della vita. Questi sono comportamenti anche artificiali, le cui conseguenze siamo destinati a scoprire solo giorno dopo giorno, senza possibilità di previsione. Per questo il livello di allerta di chi è responsabile verso i più giovani dev’essere sempre alto, e la vigilanza, sebbene non debba essere oppressiva, non può certo concedersi troppe pause ed è fondamentale fare percorsi di Media Education. Perchè il web 2.0, il blogging e il multimedia offre anche tantissime occasioni di formazione che è doveroso sfruttare!

I rischi connessi all’uso dei social network

Sarebbe illusorio pensare di tenere sempre sotto controllo i rapporti e le relazioni sociali dei nostri figli. Gli smartphone li seguono ovunque, e ormai non costano neanche così tanto da escludere che ne possano acquistare uno a nostra insaputa.

Occorre, allora, sforzarsi di entrare, con misura e discrezione, nel mondo virtuale dei giovani, per essere sicuri che loro non perdano mai la capacità di uscirne. I rischi, come purtroppo è risaputo, sono molteplici: coetanei balordi che esercitano atti di cyberbullismo, malintenzionati vari che possono perpetrare abusi più o meno ripugnanti, fino a fenomeni di vera e propria dipendenza dai social, dove il nemico numero uno diventa il proprio io.

Si invidia il prossimo, si deride il più debole, ci si sfida con rabbia e mancanza di rispetto sui videogames condivisi online, si perde il contatto con il mondo reale e alla fine si avverte una grande sensazione di vuoto, nella pancia, nel cuore, nella mente.

Il ruolo degli adulti e della media education

Internet non è il male assoluto, tutt’altro. I social network possono essere utilizzati per scopi lodevoli, e per fare formazione (alta formazione!) ed è lodevole anche la semplice possibilità di ricevere un messaggio di saluto che ci scaldi il cuore.

Ma a tutto questo, noi adulti ci siamo arrivati per gradi, con la possibilità di capire, di imparare, di discernere il buono e il meno buono di queste tecnologie.

Gli adolescenti, invece, si trovano davanti un universo dalle potenzialità immense, senza istruzioni per l’uso. Anche il mondo là fuori non ha istruzioni, è vero: ma ci sono decine di persone che l’hanno già visto e sanno dare consigli, nonni, maestri, cugini e negozianti sotto casa.

Il rischio principale del mondo virtuale è proprio questo: camminare da soli, senza punti di riferimento, voltarsi e non trovare nessuno. Ecco, il compito di genitori, degli adulti, è proprio questo: esserci, e farsi trovare al momento del bisogno. Come sempre.

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